Migrazione da VMware a Proxmox VE: procedura passo per passo e rollback
La migrazione da VMware a Proxmox Virtual Environment (Proxmox VE) si fa una VM alla volta, in quattro passi: preparare la macchina su ESXi, importarla con l'import wizard, da OVF o con qm disk import, adattare driver VirtIO, rete e storage, verificarla. La VM di origine resta spenta su VMware finché la nuova non è validata: è il rollback.
Rackone · 12 min di lettura · Aggiornato il
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Come funziona la migrazione da VMware a Proxmox?
La migrazione da VMware a Proxmox VE porta ogni macchina virtuale da un host ESXi a un nodo Proxmox VE: la configurazione della VM viene riportata sul modello di Proxmox VE e i dischi VMDK vengono convertiti nel formato dello storage di destinazione. Con gli strumenti di Proxmox VE la VM si migra spenta, da sola o in piccoli lotti, e quella di origine resta sul datastore VMware finché la nuova non ha superato le verifiche.
La corrispondenza fra i concetti dei due ambienti segue la guida alla migrazione di Proxmox:
| In VMware | In Proxmox VE | Cosa cambia nella migrazione |
|---|---|---|
| vCenter Server | interfaccia web e riga di comando su ogni nodo | nessun server di gestione da migrare |
| vSwitch e port group | bridge Linux (vmbr0), VLAN sulla scheda della VM o sul bridge | ogni port group diventa un bridge o un tag VLAN, scelto all'import |
| Datastore VMFS | storage a file (directory, NFS) o a blocchi (ZFS, LVM-thin, Ceph RBD) | i dischi diventano qcow2 sugli storage a file, volumi dello storage su quelli a blocchi |
| VMware Tools | QEMU guest agent | i Tools si tolgono prima, l'agente si installa dopo |
| Controller LSI Logic o PVSCSI, scheda vmxnet3 | controller VirtIO SCSI single, scheda VirtIO | i driver VirtIO vanno installati nel sistema operativo ospite |
Il confronto fra le due piattaforme su costi, licenze e funzioni sta nella pagina Proxmox vs VMware.
Cosa serve prima di iniziare
La migrazione richiede un nodo Proxmox VE aggiornato, un accesso amministrativo all'host ESXi e un backup verificato. L'import wizard è arrivato con Proxmox VE 8.2. Comandi e limiti di questa guida seguono la documentazione della 9.2, consultata a ottobre 2026: è l'ultima release alla data, uscita a maggio 2026 secondo la Roadmap di Proxmox VE, e prima di applicarli conviene verificare la guida della release che installi.
- Proxmox VE 8.2 o successivo con gli aggiornamenti applicati; dalla 9.0 i dischi si importano anche dalla vista Hardware della VM.
- Accesso all'host ESXi in HTTPS con un account amministrativo, e il certificato dell'host attendibile oppure la verifica disattivata se è autofirmato.
- Storage di destinazione con spazio per tutti i dischi, più uno storage a file con il content type Import per gli OVA e gli OVF: dalla 9.1 l'installer lo attiva sugli storage che crea.
- Rete già pronta su Proxmox VE: i bridge e le VLAN che sostituiranno i port group.
- Backup verificato di ogni VM da migrare, con un ripristino di prova.
- Una VM di test su cui provare il metodo prima della produzione, come raccomanda la guida di Proxmox.
Tre casi bloccano l'import e vanno risolti su VMware: dischi su vSAN (si spostano su un altro datastore), dischi cifrati con una Storage Policy (si toglie la cifratura) e datastore con caratteri come «+» nel nome (si rinomina il datastore).
Passo 1: preparare la VM su VMware ESXi
La preparazione della VM su ESXi si fa con la macchina ancora accesa su VMware: i driver VirtIO vanno installati prima, perché senza il sistema migrato può non trovare il disco, e i VMware Tools vanno tolti prima, perché dopo la migrazione sono difficili da rimuovere. La guida di Proxmox indica questi passi:
- Installa i driver VirtIO nel sistema operativo ospite: su Windows dall'ISO virtio-win, su Linux verificando che i moduli siano nell'initramfs.
- Annota la configurazione di rete (indirizzi, gateway, DNS, VLAN): la scheda di rete cambia e va riconfigurata.
- Su Windows togli l'indirizzo IP statico: dopo la migrazione la scheda di rete è nuova, e assegnarle lo stesso indirizzo genera un avviso di conflitto con la scheda precedente, anche se non è più presente.
- Aggiorna le prenotazioni DHCP con il nuovo MAC, oppure imposta il vecchio MAC sulla scheda della VM in Proxmox VE.
- Disinstalla i VMware Tools.
- Se il disco è cifrato con chiavi nel vTPM, disattiva la cifratura o tieni a portata di mano le chiavi di ripristino: lo stato del vTPM non si migra da VMware.
- Consolida gli snapshot che non servono, perché rallentano l'import.
- Spegni la VM.
Su Linux la presenza dei moduli VirtIO nell'initramfs si controlla con i comandi della pagina sui driver paravirtualizzati per Linux:
# Debian e derivate (initramfs-tools)
lsinitramfs /boot/initrd.img-$(uname -r) | grep virtio
# RHEL, Fedora, Oracle Linux (dracut)
lsinitrd /boot/initramfs-$(uname -r).img | grep virtio
Se i moduli mancano, con initramfs-tools si aggiungono virtio_scsi, virtio_blk, virtio_net e virtio_pci in /etc/initramfs-tools/modules e si rigenera con update-initramfs -u -k all; con dracut si usa l'opzione --add-drivers. Su Windows il driver del disco di avvio segue una procedura a parte, descritta nel passo 3.
Passo 2: importare la VM con l'import wizard da ESXi
L'import wizard di Proxmox VE legge la VM direttamente dall'host ESXi, ne riporta la configurazione e converte i dischi durante la copia. Secondo la guida di amministrazione di Proxmox VE è stato provato su ESXi dalla 6.5 alla 8.0 e, nella documentazione della 9.2, è ancora in tech preview: stabile ma in sviluppo. Per questo il primo import si fa su una VM di test.
- In Datacenter → Storage → Add scegli ESXi e inserisci indirizzo e credenziali dell'host. Con un certificato autofirmato spunta Skip Certificate Verification.
- Seleziona il nuovo storage nell'albero delle risorse: la scheda Virtual Guests elenca le VM dell'host.
- Seleziona la VM e premi Import.
- Scegli lo storage di destinazione dei dischi e il bridge di rete.
- Nella scheda Advanced assegna storage diversi ai singoli dischi, cambia modello o bridge delle schede di rete, escludi i dischi o i lettori CD che non servono.
- Controlla in Resulting Config la configurazione che verrà creata.
- Verifica che la VM su ESXi sia spenta e avvia l'import.
Il collegamento va fatto al singolo host ESXi. L'importatore accetta anche vCenter, ma la documentazione stima prestazioni da 5 a 10 volte peggiori.
Live import: meno fermo, un rischio in più
Il live import avvia la VM su Proxmox VE mentre l'importazione è ancora in corso: i dati che servono all'avvio arrivano per primi, il resto in background. La VM su ESXi resta comunque spenta, quindi un fermo c'è, e all'inizio l'I/O è ridotto. Secondo la guida alla migrazione, se l'import fallisce si perdono tutti i dati scritti dalla VM dopo l'avvio: si prova su una VM di test e si evita sulle reti lente o instabili.
Quante VM importare insieme
Le importazioni da ESXi vanno serializzate il più possibile. La guida di Proxmox spiega il perché: l'API di ESXi ha un limite basso di connessioni e, quando lo supera, blocca i client per circa 30 secondi, compresi gli import già in corso; in più ogni disco usa sul nodo una cache di lettura di 8 blocchi da 128 MiB. La regola della documentazione è non più di quattro dischi insieme, per esempio quattro VM con un disco o una VM con quattro dischi. Con errori 503 Service Unavailable si alza o si disattiva il limite di sessioni dell'host ESXi: su ESXi 7.0 l'opzione maxSessionCount sta in Host → Manage → System → Advanced Settings.
Per decine di VM da spostare a lotti mentre restano accese c'è MultiPortal Migrator: replica i dischi da vSphere 8 con le VM in funzione e le passa a Proxmox VE 9.x al cutover; se qualcosa fallisce dopo lo spegnimento della sorgente, annulla la VM su Proxmox VE e riaccende quella VMware.
Come si importa una VM senza l'import wizard?
Senza l'import wizard la migrazione passa dal formato OVF o dalla copia dei singoli dischi. Sono i metodi adatti alle versioni di ESXi fuori dall'elenco provato, alle VM già esportate e a chi vuole decidere disco per disco; la configurazione della VM di destinazione si completa poi a mano.
Da OVF o OVA
Una VM di ESXi si esporta in OVF con ovftool di VMware, anche direttamente su una cartella del nodo Proxmox VE, e si importa con qm importovf. L'opzione --dryrun mostra i parametri letti dal file senza creare la VM, e conviene lanciarla prima.
./ovftool vi://root@<host-esxi>/<nome-vm> /percorso/di/export
qm importovf 100 Server.ovf local-zfs --dryrun 1
qm importovf 100 Server.ovf local-zfs
qm importovf crea la VM con processori, memoria e dischi letti dal file, ma senza scheda di rete, che si aggiunge dopo. Dall'interfaccia web, secondo le note di rilascio di Proxmox VE 8.3 (novembre 2024), OVA e OVF si importano anche da uno storage a file con il content type Import. Il controller SCSI quasi mai è scritto nel file OVF: per le VM UEFI la documentazione indica di scegliere VirtIO SCSI o VMware PVSCSI, perché quello predefinito non si avvia con OVMF.
Un disco alla volta con qm disk import
qm disk import converte un disco VMDK nel formato dello storage di destinazione e lo aggiunge a una VM già creata. Il nodo Proxmox VE deve vedere sia il descrittore .vmdk sia il file dati -flat.vmdk: il modo più semplice è una share di rete raggiungibile dai due ambienti, aggiunta come storage in Proxmox VE.
cd /mnt/pve/<storage-share>/Server
qm disk import 104 Server.vmdk local-zfs --target-disk scsi0
qm set 104 --boot order=scsi0
Senza --target-disk il disco compare come unused0 nella vista Hardware e si collega a mano. Una VM Windows senza driver VirtIO si avvia solo con il disco su SATA o IDE (--target-disk sata0 e --boot order=sata0): il passaggio a VirtIO si fa dopo. Sugli storage a file l'opzione --format qcow2 sceglie il formato del disco.
Per i dischi molto grandi la guida descrive anche l'Attach & Move: la VM su Proxmox VE parte dal disco VMDK sulla share e lo sposta sullo storage finale mentre è accesa. Una regola non ha eccezioni: la VM si accende su VMware o su Proxmox VE, mai su entrambi, perché due avvii contemporanei corrompono il disco.
Passo 3: adattare driver, rete e storage
La configurazione di destinazione indicata dalla guida alla migrazione prevede il controller VirtIO SCSI single con IO thread e discard, la scheda di rete VirtIO, il dispositivo di ballooning attivo anche senza ballooning per avere le statistiche di memoria, la CPU host solo se tutti i nodi hanno lo stesso processore, altrimenti un modello generico x86-64-v<X> che mantiene la live migration. Le VM importate partono spesso con hardware emulato, scelto per compatibilità, e si portano a questa configurazione dopo il primo avvio riuscito.
qm set 104 --cpu x86-64-v2-AES --scsihw virtio-scsi-single
qm set 104 --agent 1
Le altre modifiche si fanno dalle viste Hardware e Options della VM:
- Disco di avvio di Windows: per passare a VirtIO SCSI, Windows deve prima vedere un disco VirtIO. Secondo la documentazione dei driver per Windows si aggiunge un disco temporaneo da 1 GB su VirtIO SCSI, si installa il driver
vioscsidall'ISO virtio-win, si ricollega il disco di sistema come SCSI e si toglie quello temporaneo. - Firmware: SeaBIOS se la VM si avviava in BIOS legacy, OVMF (UEFI) se si avviava in UEFI, con un disco EFI che conserva le voci di avvio.
- Rete: la scheda ha un nome nuovo nel sistema operativo; si ripristinano indirizzo, gateway e DNS annotati nel passo 1, con il tag VLAN sulla scheda della VM o sul bridge.
- QEMU guest agent: si installa nella VM (su Debian
apt-get install qemu-guest-agent) e si attiva con--agent 1, così il nodo comunica con il sistema operativo ospite, per esempio per uno spegnimento pulito.
Passo 4: verificare la VM migrata
La verifica di una VM migrata da VMware controlla tre livelli: la configurazione su Proxmox VE, il sistema operativo e i servizi. Configurazione e agente si leggono dalla shell del nodo:
qm config 104 # bus dei dischi, controller, schede di rete, firmware
qm agent 104 ping # il QEMU guest agent risponde
qm guest cmd 104 network-get-interfaces # indirizzi visti dal sistema operativo
I controlli sul sistema operativo e sui servizi:
- i servizi della VM partono e rispondono dai client, con DNS e regole del firewall aggiornati;
- le prestazioni di disco e rete sono in linea con quelle misurate su VMware prima dello spegnimento;
- su Windows il sistema risulta attivato e Gestione dispositivi non mostra periferiche sconosciute;
- il primo backup su Proxmox Backup Server è riuscito, e un ripristino di prova anche.
Ogni controllo si annota con il suo esito nel piano di migrazione, il registro che per ogni VM tiene metodo, finestra, verifiche e data di dismissione della copia su VMware. Per un cluster già in produzione, l'audit dell'infrastruttura Proxmox controlla la configurazione del nuovo ambiente.
Come si prepara il rollback?
Il rollback di una migrazione da VMware a Proxmox resta possibile finché la VM di origine è sul datastore, spenta. L'import wizard crea una VM nuova su Proxmox VE e non cancella quella di partenza, che si elimina solo dopo le verifiche e il periodo di esercizio fissato nel piano di migrazione con i responsabili dei servizi.
Tornare indietro vuol dire annullare quello che si è cambiato nel passo 1:
- Spegni la VM su Proxmox VE: le due copie non devono mai essere accese insieme.
- Reinstalla i VMware Tools e, su Windows, rimetti l'indirizzo IP statico tolto prima della migrazione.
- Riporta prenotazioni DHCP e regole del firewall sul MAC della scheda VMware.
- Accendi la VM su ESXi e ripeti le verifiche dei servizi.
I dati scritti sulla VM in Proxmox VE dopo il cutover non tornano indietro da soli: il piano fissa per ogni servizio fino a quando il rollback è una scelta e da quando serve un ripristino dai backup. Con Attach & Move il caso è diverso: secondo la guida alla migrazione il descrittore del disco su Proxmox VE punta al file -flat.vmdk di origine, quindi finché il disco non è spostato la VM scrive su quel file, e la copia rimasta su VMware non è più quella del momento dello spegnimento.
Errori comuni
Gli errori di una migrazione da VMware a Proxmox VE si ripetono da una VM all'altra. La tabella raccoglie i più frequenti, con sintomi e soluzioni presi dalla guida alla migrazione e dalla documentazione dei driver:
| Sintomo | Causa | Soluzione |
|---|---|---|
| La VM non si importa | dischi su vSAN o cifrati, datastore con «+» nel nome | spostare il disco, togliere la cifratura, rinominare il datastore |
| Import bloccati, errori 503 | troppe sessioni sull'API di ESXi | non più di quattro dischi insieme, limite di sessioni di ESXi più alto |
| Windows si ferma con INACCESSIBLE BOOT DEVICE | disco di avvio su VirtIO SCSI senza il driver | tornare a SATA o IDE, installare vioscsi con il disco temporaneo |
| Linux non trova il disco di sistema | moduli VirtIO assenti dall'initramfs | avvio con la voce di ripristino o con il disco su SATA, moduli aggiunti, initramfs rigenerato |
| La VM UEFI non trova il sistema operativo | voce di avvio personalizzata non registrata | OVMF con disco EFI, voce aggiunta dal menu UEFI |
| Windows avvisa che l'indirizzo IP è già assegnato | IP statico rimasto sulla vecchia scheda | togliere l'IP statico prima della migrazione |
Migrare un intero ambiente con Rackone
Rackone è Proxmox Gold Partner e Proxmox Authorized Training Partner. Per un ambiente con decine di VM e dipendenze fra applicazioni, il servizio di migrazione da VMware a Proxmox parte da un assessment e consegna un piano con l'ordine delle VM, le finestre di manutenzione e il rollback, prima della migrazione pilota.
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